Bigattino

Il bigattino è senza dubbio l’esca principe per il pescatore sportivo, sia in acqua dolce che in acqua salata e viene considerata da tutti un’esca “pigliatutto”.

La sua sorprendente vivacità e la sua mobilità, lo rendono irresistibile agli occhi delle più svariate specie di pesci, dai grufolatori ai predatori. Ne bastano poche fiondate sulla zona di pesca per creare un brulichio di piccole larve in grado di richiamare l’attenzione di qualunque pesce si trovi nelle vicinanze.

Inoltre, il suo esiguo costo, accompagnato dai risultati che garantisce, rende questa esca la più usata in assoluto.

Per questi motivi, la pesca col bigattino è senza dubbio la più praticata, sia dai professionisti che da chi si è appena avvicinato alla pesca.

Da un punto di vista biologico, il bigattino è la larva di circa 10-15 mm che si sviluppa dall’uovo che la mosca carnaria (Sarcophaga carnaria Linnaeus) depone sulla carne in putrefazione. Sarà successo a molti di trovare in natura delle carcasse di animali selvatici completamente infestate da questa larva necrofaga (che si nutre di carne di cadaveri). Svolgendo la sua funzione naturale, la mosca carnaria ed, in particolare, la sua larva, svolge infatti un’importantissima funzione biologica contribuendo al ciclo di decomposizione ed evitando che possano diffondersi contaminazioni.

In ambiente naturale, con temperature estive, lo sviluppo della larva è rapidissimo. Invece rallenta a temperature più basse sino ad arrestarsi a temperature di poco superiori a 0° C.

A poche ore dalla morte di un animale, le mosche depongono le loro uova sulle parti che meglio si prestano allo sviluppo della larva (ferite, occhi, bocca). L’uovo della mosca carnaria è bianco, ha la forma di un chicco di riso allungato di quasi un millimetro ed è ben visibile ad occhio nudo.

A poche ore dalla deposizione, l’uovo si schiude e la larva, cibandosi della carne della carcassa e penetrando al suo interno, inizia il secondo stadio del suo ciclo vitale.

Dopo alcuni giorni, raggiunto il massimo livello di crescita, la larva smette di cibarsi per formare una piccola crisalide di colore rosso scuro all’interno della quale vivrà la terza fase del suo ciclo vitale, quella della trasformazione in mosca.

Una volta completata la metamorfosi, la giovane mosca rompe la crisalide per iniziare l’ultima fase del suo ciclo. Lo sviluppo di questo insetto è così rapido che la carcassa di un animale di medie dimensioni può ospitarne due o più generazioni.

Per ragioni igieniche, è sconsigliato sia l’utilizzo del bigattino trovato in natura, sia la produzione dello stesso in modo artigianale.

Contrariamente a quanto si è pensato in passato, l’utilizzo del bigattino, se fatto con moderazione,  non rappresenta un pericolo per i nostri amici pinnuti. Le larve infatti non continuano ad alimentarsi negli stomaci dei pesci causandone la morte, ma vengono uccise e digerite dai succhi gastrici.

L’utilizzo di questa larva può essere soggetto a limiti o divieti in alcune zone specifiche.

Mantenimento

Il bigattino è semplicissimo da conservare. Per mantenerlo sempre vitale e pronto all’uso sarà sufficiente conservarlo in frigorifero ad una temperatura compresa tra i 2 e i 4 gradi centigradi.

La bassa temperatura ci consentirà di arrestare la crescita della larva e di impedire che questa si trasformi in mosca.

Se dobbiamo conservare il bigattino per un paio di giorni, sarà sufficiente riporlo in frigorifero all’interno delle classiche scatolette forate che si trovano in commercio. Se invece dobbiamo conservarlo per più giorni o una settimana, possiamo mettere le larve dentro un sacchetto di plastica facendo uscire tutta l’aria. In seguito riponiamo il tutto in frigorifero. L’assenza di ossigeno ed il freddo faranno entrare il bigattino in una fase di “quasi letargo” che lo farà durare più a lungo.

Una volta giunti sul luogo di pesca riapriamo il nostro sacchetto. I bigattini, come per magia, recuperando ossigeno e calore, torneranno attivi e vitali nell’arco di pochi minuti.

Un ultimo accorgimento per rendere le larve appena prese dal frigorifero “pronte all’uso”, è quello di aggiungere un pizzico di farina di mais che le renderà più asciutte ed allevierà il loro tipico odore acido.

Per valutare la freschezza di bigattini appena comprati, si può verificare se a circa metà del corpo è visibile una macchia scura. Questa, infatti, denota un recente pasto ed è garanzia di vitalità della larva.

Come utilizzarlo

Il successo del bigattino deriva essenzialmente dalla sua mobilità. Nell’innescarlo, dovremo pertanto utilizzare ami e lenze di dimensioni il più ridotte possibile.

In particolare, se pensiamo di pescare in zone in cui i pesci sono particolarmente scaltri, dovremo rispettare il più possibile l’accorgimento suddetto. Dobbiamo infatti ricordare che il pesce sarà tanto più facilitato nel riconoscere l’inganno quanto più la nostra esca, imbrigliata da un nylon di grosso diametro o appesantita da un amo di dimensioni eccessive, si distinguerà dalle altre larve usate per la pasturazione affondando troppo lentamente (nylon di diametro eccessivo) o troppo velocemente (amo dal peso eccessivo).

L’innesco ideale per pescare in luoghi in cui il pesce è particolarmente scaltro, consiste nell’utilizzo di una o due larve su piccoli ami. Questi devono essere di una misura compresa tra il n. 16 ed il 20, montati su fili di un diametro compreso tra lo 0,08 e lo 0,16 mm.

Guarda il video sulle tecniche per innescare il bigattino!

Pesci insidiabili

La pesca con il bigattino ci consente di insidiare quasi tutte le specie di pesce, tra cui si elencano, in modo non esaustivo:

 Dolce

carpa Tinca Pesce gatto Scardola Savetta Cavedano Barbo
Persico trota Persico reale Persico sole Pigo Carassio Trota Storione
Anguilla alborella          
             

Mare

Orata Branzino Cefalo Sarago Occhiata Boga Triglia
Labride Sogliola Scorfano Gobbo Bavosa Anguilla Aguglia
Leccia stella Rombo sorallo